Cp Company

Campagna ufficiale TikTok

via The Style Pusher e Mambo
due collezioni consecutive (2022 e 2023)
CP Company su TikTok non esisteva ancora davvero. C'era il brand, con la sua estetica e il suo modo di raccontarsi ovunque, ma su quella piattaforma, con quel ritmo, ancora non ci stava.

Un brand di storytelling, la piattaforma più veloce che c'è

Il difficile stava tutto qui. Di gente che sa sfornare video veloci per TikTok ce n’è quanta ne vuoi, e di gente che sa raccontare un brand con la sua calma anche, ma una persona sola che ti tenga insieme le due cose, la velocità della piattaforma e l’anima di un marchio come questo, è rara. Se spingi solo sul linguaggio di TikTok il brand si smonta, se resti troppo sullo storytelling non reggi il ritmo del social.

Il mio lavoro era proprio questo: dare a CP Company un format nato per TikTok senza fargli perdere niente di quello che è.

Ho costruito un linguaggio che prima non c'era

Non c’era una reference, un lavoro che il brand avesse già fatto su TikTok da cui partire, quindi il linguaggio andava inventato da zero, e doveva funzionare in modo coerente su tutti i contenuti e non solo su un pezzo fortunato.

Sono partita dalle transizioni che l’agenzia aveva proposto e il cliente approvato, e su quella base ho costruito tutto il resto, decidendo che effetti usare, come far muovere la camera dentro l’inquadratura e quali tagli di montaggio ripetere di contenuto in contenuto. 

Le location le ho selezionate ai sopralluoghi con il produttore, portando a CP Company le mie proposte, con la scelta finale sempre in mano al brand. C’era poi tutta la questione dei talent, perché i modelli quasi mai hanno quel mood un po’ giocato che TikTok chiede, e farli sciogliere e portarli a stare nell’inquadratura nel modo giusto è stato un lavoro di regia vero, dato che è da lì, dal loro registro mescolato ai movimenti di macchina e al montaggio, che è venuta fuori la resa.

Tutte queste scelte, una volta approvate il primo anno, me le hanno richieste identiche per il secondo.

Da sola, con in mano tutta la filiera

Su un progetto così ho lavorato praticamente da sola su tutta la parte creativa e tecnica: camera, regia e montaggio li ho tenuti io dall’inizio alla fine, con un assistente accanto solo su certi contenuti più complessi, mentre il resto del team lo metteva la produzione, dal makeup al producer fino alla direttrice creativa dell’agenzia e ai referenti del brand che seguivano le riprese.

Avere in mano l’intera filiera, dalle riprese al montaggio, dalla color al sound design fino ai noleggi, ha reso il processo snello e sicuro, perché giravo già pensando a come avrei montato e a come il contenuto sarebbe vissuto sul social, e i feedback delle call li chiudevo sul momento, senza rimbalzi tra reparti.

Le revisioni erano minime, tante volte l’export passava già alla prima versione, e ogni inquadratura la impostavo per il verticale controllando che niente di importante finisse coperto dalle scritte o dall’interfaccia di TikTok.

I contenuti li consegnavo già montati in loop, con la musica tagliata per girare continua, così il cliente vedeva subito l’effetto vero, quello che avrebbe avuto una volta pubblicato.

Il giorno che è saltato tutto per la pioggia

C’è una giornata che racconta come lavoro meglio di mille aggettivi.

Eravamo in trasferta, il secondo anno ci spostavamo di città e di location, e in una di quelle giornate il tempo è peggiorato fino a mettersi a piovere forte.

Rimandare non si poteva, le persone c’erano solo quel giorno, e le location all’aperto che avevo scelto ai sopralluoghi con quella pioggia non erano più utilizzabili. Così ho ricostruito il set lì per lì con quello che avevo intorno: ci siamo infilati sotto un balcone, ho preso il muro che stava lì sotto come sfondo e da quella posizione ho girato lo stesso tutti i contenuti che ci servivano. Nel risultato finale non si vede niente di questa storia, e la giornata l’abbiamo portata a casa comunque.

Mi hanno richiamata l'anno dopo

In due anni ho diretto ventinove contenuti su due collezioni, e sul canale del brand hanno superato insieme i cinquantadue milioni di visualizzazioni.

Ma il numero che mi porto dietro è un altro: per la collezione successiva CP Company ha chiesto di rifare tutto con me. Stessa regista, le stesse scelte di linguaggio, confermate una per una.

Momenti dal set

Momenti dal set

Il mio ruolo su questo progetto: regia, riprese, montaggio, color e sound design, l’intera filiera creativa e tecnica.

Le reference di transizione, i prodotti e i modelli arrivavano dal cliente e dall’agenzia, e il mio lavoro è stato prenderli, filtrarli, alzarli al livello del brand e costruirci intorno un linguaggio che prima non c’era.

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